Cos’è un Trauma: un nodo da sciogliere con pazienza e cura

Cos’è un Trauma: un nodo da sciogliere con pazienza e cura

Cos'è un trauma: un nodo da sciogliere

Dott.ssa Elena Rosin: psicoterapeuta per il trattamento del trauma a Pieve del Grappa (Treviso), vicino a Bassano del Grappa (Vicenza) | Terapia online

Il trauma può essere descritto come un nodo che si forma nella mente e nel corpo di una persona. Immagina un nodo intricato, difficile da sciogliere, che si crea quando esperienze dolorose, eventi traumatici o ferite non elaborate si intrecciano in un groviglio di emozioni, pensieri e reazioni fisiche. Questo nodo diventa una parte di noi, persistendo nel tempo e influenzando il nostro modo di vivere, di relazionarci e di percepire il mondo.

Tuttavia, come ogni nodo, può essere slegato. Non con fretta, ma con delicatezza e determinazione.

Il nodo del Trauma: un intreccio di esperienze

Immagina il trauma come un nodo composto da diversi fili intrecciati. È un sistema complesso che unisce vari elementi, che insieme diventano difficili da separare. Gli elementi di questo nodo non solo “separabili”, sono interconnessi, influenzandosi e rinforzandosi a vicenda.

1. I fattori scatenanti

Alcuni stimoli, anche banali, possono attivare il trauma passato, rievocando emozioni intense e reazioni automatiche. Le esperienze traumatiche si registrano nel sistema nervoso autonomo, che può reagire anche molto tempo dopo l’evento traumatico come se fosse accaduto nel presente.

2. Il corpo come custode del trauma

l trauma non è solo nella mente, il corpo “ricorda” il trauma, attraverso sintomi come tensione muscolare, dolore cronico o una regolazione alterata del sistema nervoso. Il trauma può manifestarsi fisicamente, influenzando il benessere generale.

3. La mente e le emozioni in conflitto

I traumi spesso lasciano impronte nella nostra memoria, che si ripresentano come flashback o pensieri invasivi, associati a emozioni forti come la paura, la vergogna o la rabbia. Questi ricordi non trovano pace e tendono a riaffiorare nei momenti di stress.

4. Le convinzioni profonde che si formano

Quando il trauma non viene adeguatamente elaborato, può portare a convinzioni errate e distruttive, come “Non sono degno”, “Non posso fidarmi di nessuno” o “Il mondo è pericoloso”. Questi pensieri, se non affrontati, diventano il filtro attraverso cui vediamo e interpretiamo la realtà, impedendoci di sviluppare relazioni sane o di crescere come individui.

5. I meccanismi di difesa

Per proteggersi dal dolore, le persone sviluppano strategie di coping, come l’evitamento o la dissociazione. Sebbene utili inizialmente, queste risposte possono diventare disfunzionali e alimentare ulteriormente il nodo del trauma.

Sciogliere il Trauma: trasformare il dolore

Districare il trauma non significa “dimenticarlo”. Al contrario, significa affrontarlo con consapevolezza, integrare il dolore e trasformarlo in una risorsa per la crescita personale. Ecco come possiamo avvicinarci a questo processo:

1. Iniziare dal corpo: ascoltare il trauma

Un percorso efficace per affrontare il trauma comincia dal corpo. Molti approcci terapeutici sottovalutano l’importanza di ascoltare il corpo, ma la verità è che il trauma si radica fisicamente. Terapie che prestano attenzione al corpo, consentono al sistema nervoso di calmarsi e favorire il rilascio di tensioni che si sono accumulate nel tempo.

2. Elaborare le emozioni non vissute

Il trauma non elaborato è come un fiume che scorre sotto la superficie, pronto a esplodere al minimo stimolo. Lavorare sulle emozioni, senza evitare né sopprimere, è essenziale. Attraverso approcci specifici, come l’EMDR, è possibile rielaborare i ricordi dolorosi, non per eliminarli, ma per integrarli in modo sano nel nostro vissuto.

3. Cambiare la prospettiva: ristrutturare le convinzioni

Spesso, ciò che ci tiene prigionieri del trauma sono le convinzioni distruttive che abbiamo sviluppato. “Non posso fidarmi di nessuno” o “Il mondo è pericoloso” sono solo alcune delle false credenze che alimentano il dolore. Cambiare queste convinzioni non significa ignorare la realtà, ma ristrutturare il modo in cui ci vediamo e vediamo il mondo. La Terapia cognitivo-comportamentale offre strumenti potenti per smontare e sostituire questi pensieri con alternative più adattive.

4. Ricostruire la sicurezza

Il trauma spesso mina il nostro senso di sicurezza. Creare uno spazio sicuro, sia attraverso il supporto terapeutico che attraverso relazioni sane e di fiducia, è cruciale. La relazione terapeutica, in particolare, diventa un luogo privilegiato per ricostruire quella fiducia che il trauma ha distrutto. Non si tratta solo di “parlare” del trauma, ma di creare un contesto in cui ci sentiamo al sicuro nel farlo.

5. Lentamente, passo dopo passo

Non c’è fretta. Sciogliere un nodo traumatico richiede tempo e attenzione. Ogni passo, anche se piccolo, rappresenta un avanzamento. La guarigione non è una linea retta: è fatta di momenti di progresso, ma anche di momenti di difficoltà. Non dobbiamo mai dimenticare che la resilienza nasce dalla nostra capacità di affrontare questi momenti, accogliendo il dolore senza esserne sopraffatti.

Un percorso di guarigione

Il trauma è un’esperienza complessa e profondamente personale, ma la sua guarigione è possibile. Districare il nodo richiede coraggio, pazienza e impegno nel voler affrontare il dolore. Se ti senti sopraffatto da un trauma passato, ricordati che chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza.

L’obiettivo è integrare il trauma, facendo sì che diventi parte della tua storia senza definirla. E mentre sleghi il nodo, impari a vivere in modo più autentico, più forte e più in sintonia con il tuo corpo e le tue emozioni.

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